Festino

 

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Del 1608 è dunque il Festino (lo stesso anno in cui Monteverdi metteva in scena, a Venezia, la seria Arianna): si tratta, come annunciato dal titolo, di una vivace festa di carnevale, durante la quale i cantori, con scherzi e lazzi, coinvolgono il pubblico in un vivacissimo susseguirsi di scene, nelle quali compaiono ora personaggi ridicoli, come i danzanti vecchietti chiozzotti o la vanitosa zitella cantatrice, ora improbabili venditori di solfanelli e di fusi che si aggirano nel cuore della notte, o ancora giovani innamorati lesti e garbati; ad interrompere questa carrellata di personaggi si inseriscono poi il pungente racconto della zia Bernardina o il gioco del Conte, ma solo per chi starà in cervello, il tutto condito da danze sfrenate e onomatopee di ogni sorta, che trasformano le voci umane ora in strumenti musicali (la lira, il biobò cio e il caca pensieri) ora in versi di animali, come nel celeberrimo ed irresistibile contraponto bestiale alla mente dove le voci sono un cane, un gatto, un cucco, un chiù che per spasso fan contraponto a mente sopra un Basso. Di tanto in tanto compare poi qualcuno di quei madrigali per certi aspetti più convenzionali, che trattano i temi tipici della produzione seria (i sospiri ardenti  dell’amore, lo sdegno, il piacere, le belle chiome in mille nodi avvolte…), rivelando una bellezza ed una dolcezza d’espressione quasi inaspettata in mezzo a tanto brio comico, e confermando l’elevatissimo livello di Banchieri, non solo come autore comico, ma anche come esperto madrigalista.

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